Costano. Ma valgono? Le fotografie e il mercato dell’arte – Fotocrazia – Blog – Repubblica.it

Costano. Ma valgono? Le fotografie e il mercato dell’arteMailStampaPossiedo molti originali di Henri Cartier-Bresson.Ogni tanto li mostro ai miei amici, e mi vanto pure di averli comprati al prezzo di un aperitivo, anni fa, su una bancarella di Trastevere.Sono originali, autentici. Ho controllato bene. L’autore li vide e ne approvò la stampa.Non sono diventato ricco. Mi sono informato anche su questo. Tutti insieme, valgono poche centinaia di euro.Non ci credete? Mi spiace non averli portati con me. Ve li descrivo. Sono due volumi, due prime edizioni Delpire, di Moscou e D’une Chine à l’autre, anno 1955. In ottime condizioni.Ah ma allora… Vedo le vostre facce sollevate. Mi spiace, ma non stavo scherzando. Gli originali di quei due grandi reportage di HCB sono precisamente quelli che io possiedo.Perché sono la forma finale che il grande pontefice dell’istante decisivo si proponeva avesse il suo lavoro. Sono la sua opera. Aveva lavorato perché fosse così.Era così, in questa forma di libro, che voleva fossero viste le sue fotografie dal pubblico a cui erano prioritariamente destinate: ed è così che effettivamente furono viste.Ora direte, ma una cosa è una pubblicazione editoriale, una cosa è una stampa argentica originale… Guarda la qualità, i toni di grigio…Quindi mi state dicendo che HCB propose al suo grande pubblico immagini scadenti? Di serie B? Che la sua vera opera era quella ben stampata da Gassan e messa in cornice sul muro di un museo? E il libro un ripiego di scarsa qualità?Ne siete davvero sicuri? Mentre scattava fra le vie di Pechino o di Mosca, pensava al museo o al rotocalco e al libro? La risposta la sappiamo, il mestiere che si era scelto era quello di fornitore di immagini d’autore per la stampa. Pensava al libro e al magazine.E questo significa, al di là di ogni ragionevole dubbio, che mentre scattava pensava a come la sua immagine sarebbe riuscita sulla pagina stampata. Aveva interiorizzato, è stato detto, il formato e la tecnica della stampa come forma finale del suo lavoro.Cosa che non può non avere influenzato il suo modo di scegliere già nell’inquadratura i rapporti di luce, di forme, di contrasti. Forse sono le stampe da camera oscura a tradire la loro forma ideale.Del resto, molti dei vintage di HCB sul mercato sono solo delle copie mandate ai giornali per essere trasformate in cliché stampabili, mai restituite e ora rivendute come oro, ma restano semplicemente dei prodotti intermedi, materiali di lavorazione. Non sono Opere con la maiuscola.Diciamola tutta. Gran parte dei vintage di grandi autori del passato ora in circolazione sono prodotti di qualità dubbia. Un po’ perché dovendo essere (secondo la definizione teologica di vintage, ovvero incarnazioni materiali dell’immagine entro uno, massimo tre anni dallo scatto) sono stampe prodotte nelle condizioni magari non ottimali degli inizi della carriera di un fotografo.A volte stampate molto male. William Klein ha detto, beffardo: “Sciacquavo le foto nella vasca da bagno. Adesso le chiamano vintage prints. Valgono un sacco di soldi”. Piergiorgio Branzi ha detto più volte che solo con le tecniche di stampa attuali è riuscito a ottenere le scale di bianchi e di neri che aveva sempre desiderato e mai avuto ai suoi tempi in camera oscura.Insomma non è certo la qualità estetica che fa il vintage. Ho visto in diverse mostre su Luigi Ghirri sempre gli stessi vintage che ormai virano al magenta, degradati, inguardabili. Sono immagini che andrebbero semplicemente chiuse in un cassetto refrigerato, a pura memoria filologica e archivistica.Invece le trovo in vendita sui siti delle gallerie e alle aste, a prezzi ragguardevoli, parecchie migliaia di euro per mettersi in casa una stampa sbiadita e inguardabile. Però ti avvertono, eh: “segni di deterioramento”…Sicuramente le immagini nei libri che Ghirri pubblicò in vita sono rimaste più fedeli a quel che lui voleva fossero. Non mi scandalizzerei se in mostra andassero stampe attuali, anche digitalmente restaurate; eseguite ovviamente con cura filologica e la maggiore fedeltà possibile alle intenzioni dell’autore.Del resto il restauro dell’arte esiste, spesso si effettua addirittura sopra gli originali, e nessuno grida al falso né smette di guardarli.Certo, se uno vuole comprare stampe sbiadite pagando un sacco di soldi, per pura adorazione feticistica dell’oggetto toccato dalle mani dell’autore, sono affari suoi.Intollerabile invece è vederle in mostra nei musei, quelle immagini vergognose che l’autore staccherebbe dal muro con le sue stsse mani. Esporre immagini del genere è offendere Ghirri, tradirlo, diseducare il pubblico e compiere un delitto culturale. Ma sono vintage. Vintage, che bella parola, è la vendemmia vista dal padrone del podere…Vintage è il nome di un feticcio, uno smaccato e scandaloso trucco anticulturale e antiartistico, ed è solo il più vergognoso inganno al pubblico tra quelli concepiti dal mercato.Ma se adesso vi aspettate la tiritera populista contro i mercanti nel

Sorgente: Costano. Ma valgono? Le fotografie e il mercato dell’arte – Fotocrazia – Blog – Repubblica.it

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *