Il “Grande Gioco” di Cartier-Bresson a Venezia

Henri Cartier-Bresson Simiane-la-Rotonde, France, 1969, épreuve gélatino-argentique de 1973 © Fondation Henri Cartier-Bresson: Magnum Photos

Home » Il “Grande Gioco” di Cartier-Bresson a VeneziaNella foto in alto: Henri Cartier-Bresson Simiane-la-Rotonde, France, 1969, épreuve gélatino-argentique de 1973 © Fondation Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos.jpgCartier BressonFotografia

A Palazzo Grassi, cinque sguardi a confronto sull’opera del Maestro  della fotografia Henri Cartier-Bresson

Non una singola mostra, ma cinque esposizioni in una che ruotano attorno all’idea del “Grande Gioco”, così come dice il titolo dell’esposizione: “Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu”.
Sguardi d’autore che si concentrano sul lavoro del più celebre fotografo francese del Novecento (1908 – 2004), pioniere del fotogiornalismo e tra i fondatori, nel 1947, della celebre Agenzia Magnum Photos.
Per gli esperti del settore, come per i semplici appassionati dello scatto, Cartier-Bresson significa fotografia all’ennesima potenza.
Nella prestigiosa sede di Palazzo Grassi, a Venezia, è possibile ammirare fino al 10 gennaio 2021 una selezione di straordinarie immagini in un inedito progetto espositivo.

“Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu”

L’esposizione, pensata per la riapertura di Palazzo Grassi dopo il lockdown, è sicuramente inedita per il valore delle fotografie esposte e per il particolare allestimento. Nasce da una selezione di 385 immagini che l’artista ha individuato agli inizi degli anni Settanta come le più significative della sua opera.

Esistono solo 6 esemplari di questo prezioso nucleo custoditi presso il Victoria and Albert Museum di Londra, la University of Fine Arts di Osaka, la Bibliothèque Nationale de France, la Menil Foundation di Houston, la Pinault Collection e la Fondazione Henri Cartier-Bresson.

Henri Cartier-Bresson Dimanche sur les bords de Seine, France, 1938, épreuve gélatino-argentique de 1973 © Fondation Henri Cartier-Bresson: Magnum Photos

Il curatore della mostra, Matthieu Humery, ha chiesto la collaborazione di altre rilevanti personalità in vari ambiti. Così il collezionista Francois Pinault, la fotografa Annie Leibovitz, lo scrittore Javier Cercas, il regista Wim Wenders e la conservatrice Sylvie Aubenas sono stati invitati a scegliere ciascuno una cinquantina di foto per loro più significative tra i 385 scatti della Master Collection di Cartier-Bresson.

5 mostre in una

Dunque non una mostra monografica e nemmeno una selezione di immagini legate a un tema. In questo percorso espositivo si fa omaggio all’opera di un unico grande artista attraverso lo sguardo e l’“io”di ciascuno dei 5 curatori che emerge nella scelta delle immagini. Ognuno di loro ha fatto la propria selezione senza conoscere quella degli altri e ha curato il proprio allestimento. Il risultato finale è quello di un percorso composto da 5 esposizioni autonome e indipendenti tra loro.

E 5 sono gli sguardi che si confrontano raccontando in totale libertà la loro storia, le loro sensazioni e il ruolo che queste immagini possono aver rappresentato per il loro lavoro e la loro vita. Ogni allestimento arricchisce lo sguardo sull’universo del fotografo e di ogni singolo curatore.

Unite dalle regole di un inedito “Grand Jeu” le 5 mostre nella mostra, realizzata con la Bibliothèque Nationale de France  con la collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson, mettono al centro dell’attenzione i diversi significati del lavoro di Cartier-Bresson, le sue preziose fotografie ma anche qualcosa di molto più personale perché le immagini di qualcun altro vengono utilizzate per descrivere la propria personalità.

“Youssef Nabil. Once Upon a Dream”

Restando in tema di fotografia, sempre a Palazzo Grassi è allestita fino al 10 gennaio 2021 anche la monografica dedicata all’artista egiziano contemporaneo Youssef Nabil (il Cairo, 1972). Proposta come una narrazione, attraverso 120 opere, “Once Upon a Dream” affronta tematiche di valenza universale e al tempo stesso individuale, “dalla ricerca dei reperti identitari alle preoccupazioni ideologiche, sociali e politiche dei nostri giorni” e la malinconia di un passato ormai lontano.

Youssef Nabil – Self Portrait with Botticelli, Florence 2009
Hand colored gelatin silver print
Courtesy of the Artist.
Pinault Collection

Affascinato dal cinema fin da piccolo e appassionato dei grandi personaggi dei film egiziani e delle star internazionali, decide di usare la fotografia per immortalarli secondo una propria personale visione.
Gli scatti in bianco e nero di Nabil sono dipinti a mano, una tecnica fotografica tradizionale che veniva ampiamente utilizzata per i ritratti di famiglia e per le locandine dei film che coloravano le strade de Il Cairo. E’ esposta in mostra anche la sua filmografia con la proiezione delle sue tre creazioni: “Arabian Happy Ending”, “I Saved My Belly Dancer e “You Never Left”.

“Untitled, 2020” a Punta della Dogana

(forefront) Thomas Houseago, Beautiful Boy, 2019. Courtesy of the artist and Gagosian Gallery. © Thomas Houseago by SIAE 2020. Installation View ‘Untitled, 2020. Three perspectives on the art of the present’ at Punta della Dogana, 2020 © Palazzo Grassi, photography Marco Cappelletti.

Sarà visitabile fino al 13 dicembre 2020 la mostra “Untitled, 2020”, ideata appositamente per gli spazi di Punta della Dogana. L’esposizione è suddivisa in sale tematiche che presentano le opere di oltre 60 artisti di diverse generazioni (nati tra il 1840 e il 1995), provenienti dalla Pinault Collection e da musei internazionali e collezioni private.

Lavori che spaziano dal Novecento a oggi proposti secondo un dialogo basato su connessioni emozionali, sensoriali, visive e tattili.

Teresa Burga, Sin titulo, 1967. Pinault Collection. Installation View ‘Untitled, 2020. Three perspectives on the art of the present’ at Punta della Dogana, 2020 © Palazzo Grassi, photography Marco Cappelletti

Il percorso espositivo suddiviso in 18 sale, ognuna dedicata ad un tema, si articola intorno ad un’installazione site-specific allestita nel Cubo dell’architetto Tadao Ando, nel cuore di Punta della Dogana. Si tratta della ricostruzione dello studio di un artista dove i visitatori sono invitati a interagire con gli elementi che compongono il luogo di ispirazione dell’atto creativo. Un progetto espositivo che vuole rappresentare la genesi e lo sviluppo del processo creativo e le grandi questioni ricorrenti nell’arte contemporanea.

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