Biennale dell’Immagine. Fotografia protagonista a Chiasso | Artribune

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Biennale dell’Immagine. Fotografia protagonista a Chiasso

   

UNDICESIMA EDIZIONE DELLA RASSEGNA CHE AFFIANCA GRANDI NOMI ED EMERGENTI. LA PROPOSTA DI QUEST’ANNO È DI QUALITÀ, CON AUTORI COME MARCELLO DUDOVICH, BORIS MIKHAILOV, ADRIEN ODERMATT.

Biennale dell'Immagine di Chiasso 2019 ©Luigi Boccadamo
Biennale dell’Immagine di Chiasso 2019 ©Luigi Boccadamo

Per qualità e credibilità delle proposte, l’edizione 2019 segna un punto di svolta per la Biennale dell’Immagine di Chiasso, rassegna dedicata alla fotografia. Il gruppo delle mostre principali, separate da breve distanza nel centro della cittadina, presenta infatti autori di grande importanza (rappresentati da proposte non scontate) e vi affianca scoperte interessanti.
Al Max museo è protagonista Marcello Dudovich. Un’ampia selezione di scatti d’epoca evidenzia il legame dei suoi raffinati manifesti con la fotografia (ma la mostra ‒ di cui parleremo in una recensione a parte ‒ si struttura come un’antologica completa).
Più specificamente fotografiche le proposte nei luoghi espositivi adiacenti. Allo Spazio Officina, ad esempio, dove l’estetica di Boris Mikhailov viene esplorata tramite le “fotografie doppie”: due scatti affiancati che creano cortocircuiti stimolanti, rapporti istintivi e collegamenti razionali che mai sfociano nella facilità dell’associazione automatica.

MORTALITÀ E POESIA DI CORPI E MACCHINE

Nelle immagini di Mikhailov gloria e miseria umana, meschinerie sociopolitiche, tragedia e poesia, consunzione e persistenza dei corpi vengono esplorati al meglio, senza mai un briciolo di retorica (Temptation of death è il significativo titolo della mostra). L’allestimento fa il resto, con una “selva” di grandi pannelli che ospitano gli scatti e fanno imbattere fisicamente il visitatore nell’immagine. Nella Sala Diego Chiesa viene proposto invece il nucleo di 32 fotografie di Arnold Odermatt esposte nel 2001 alla Biennale di Venezia da Harald Szeemann. Il lavoro del reporter si stacca dalla contingenza dell’evento e diventa intuito artistico: gli incidenti stradali di ogni sorta diventano quasi spunti astratti, paesaggistici, senza però perdere in drammaticità. Non senza un tocco di indiretto concettualismo dovuto alla serialità dell’immagine.

Biennale dell'Immagine di Chiasso 2019 © Igor Ponti
Biennale dell’Immagine di Chiasso 2019 © Igor Ponti

IDENTITÀ IN MOVIMENTO

Non mancano i giovani: la proposta di Aline d’Auria esce dallo stretto ambito fotografico e sfocia nell’installazione multimediale, per indagare lo spaesamento dell’identità (ma anche l’integrazione) tramite le vite dei cittadini stranieri residenti a Chiasso. La sede è suggestiva, il rifugio pubblico sotterraneo di via Soave.
Sempre parlando di giovani, Guardare l’utopia è il titolo del progetto en plein air collocato nella piazza su cui si affacciano le altre sedi. Affissi come fossero manifesti di monumentale formato, gli scatti degli studenti dell’ECAL (Università di arte e design di Losanna) sono d’impatto e non peccano di scolasticità. Corpo e parola scritta, ribellione intimista e contestataria dialogano fianco a fianco.
Al nucleo centrale si affianca poi una lunga serie di altre mostre, a Chiasso e nei dintorni.

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